Con la radio si può scrivere
Leggere o cucinare
Non c’è da stare immobili
Seduti lì a guardare
E forse proprio quello
Che me la fa preferire
È che con la radio non si smette di pensare
Eugenio Finardi scriveva queste cose in un epoca (1976) in cui le radio libere imperversavano nell’etere, dj improvvisati passavano dischi improbabili commentandoli in maniera picaresca, tutto finito o quasi come lacrime nella pioggia da quando la logica del business viaggia anche in modulazione di frequenza.
Chiaramente internet, come lo conosciamo oggi, non sfugge alle regole del mercato. Per quanto riguarda la musica, anzi, gli attori sono addirittura di meno, e detengono il 90% del mercato.
Sui contenuti però le crepe nel ‘sistema’ sono parecchie e questo dà una certa libertà a chi oggi vuole far sentire la sua voce, grazie al podcasting.
Iniziare un podcast può sembrare un’impresa titanica, spesso frenata dall’immagine di studi radiofonici costosi e tecnicamente complessi. La realtà, tuttavia, è molto più accessibile: la qualità del messaggio e la costanza superano di gran lunga la necessità di attrezzature da migliaia di euro. Come suggerisce la scrittrice Natalie Goldberg, è fondamentale scegliere gli strumenti con cura, ma senza diventarne ossessionati, per non sottrarre tempo alla creazione del contenuto. Grazie a varie dritte di gente che crea podcast da tempo, mi sono tirato giù un vademecum che spero torni utile a chi sta iniziando:
1. L’Approccio Iniziale: preparazione e ambiente
Prima ancora di accendere il microfono, il successo di un podcast dipende dalla preparazione del “motore” principale: la propria voce e lo spazio che ci circonda.
La preparazione esige anche un po ‘ di riscaldamento: Dedicare qualche minuto a leggere lo script o fare esercizi facciali previene errori di pronuncia e ripetizioni inutili. Anche nelle interviste è sempre meglio parlare un pò prima a microfono spento.
Sedersi dritti facilita la respirazione e migliora la resa vocale. In più evita che vi dobbiate stiracchiare o alzarvi per cambiare posizione ogni 5 minuti, specialmente in registrazioni lunghe.
Bere prima di registrare aiuta a sciogliere gola e bocca, eliminando i fastidiosi rumori di “click” e schiocchi causati dalla secchezza. Sempre meglio bere prima che durante, sia per evitare rumori di fondo che ricordano gente che affoga, sia per evitare di dover scappare in bagno.
L’ambiente di registrazione
Un setup economico in una stanza acusticamente curata suonerà sempre meglio di un setup professionale in una stanza piena di echi.Sembra banale ma dovrei tatuarmelo su un braccio:
Spesso basta utilizzare materiali morbidi come tappeti, tende, divani o coperte per assorbire il suono ed evitare che rimbalzi sulle superfici dure. Negli anni 70 tutte le radio facevano incetta dei contenitori di uova, forse il materiale fonoassorbente di adesso sembra più professionale, ma vuoi mettere l’impatto green.
Chiudere sempre porte e finestre, spegnere il condizionatore e mettete lo smartphone in modalità aereo per evitare interferenze o notifiche improvvise.
Chiaramente farlo a casa vi espone a tutta una serie di imprevisti su cui potremmo scrivere dei libri.
2. Configurazioni Hardware a Confronto
La scelta della strumentazione dipende dai propri obiettivi e dal budget, ma cercate sempre di essere realisti, considerate anche che vista la frequenza con cui i geek si fanno prendere dall’entusiasmo, anche il mercato di seconda mano offre ottime opportunità.ma andiamo per gradi:
A. Lo smartphone: Il setup minimale
È il modo più veloce per iniziare. Gli smartphone moderni hanno microfoni eccellenti più che sufficienti per le interviste in movimento, ma non fatelo sul motorino. con costo zero e portabilità massima l’unico limite è la resa della voce che può risultare “sottile” o distante con una scarsa gestione dei rumori ambientali. Sui vari marketplace pullulano microfoni usb-c che promettono miracoli, la mia personale esperienza è che quando servono sono scarichi o il cellulare si rifiuta di capire cosa deve registrare, qui apple fa veramente la differenza.
B. Microfoni USB: Il setup del “Hobbyist Serio”
Un microfono USB si collega direttamente al computer senza bisogno di altri dispositivi.
Tra i vari suggerimenti che mi hanno dato è emerso che Il Samson Q2U è la scelta più raccomandata per l’eccellente rapporto qualità-prezzo. Anche il Blue Yeti è popolare, sebbene più sensibile ai rumori della stanza. La semplicità del plug-and-play rende questo microfono ideale per podcast solisti o interviste online.
C. XLR e Interfaccia Audio: Il setup pro
Questo sistemi utilizzano un cavo XLR per collegare il microfono a una scheda audio esterna, che poi invia il segnale al computer creando un equipaggiamento estremamente solido e bilanciato:
Tra i vari proposti ho deciso di prendere un TONOR TD510+: si è rivelato esere un microfono dinamico, è perfetto per ambienti non trattati professionalmente perché ignora molti rumori di fondo. La sua natura ibrida (USB/XLR) poi offre una flessibilità enorme: posso usarlo in mobilità via USB o collegarlo alla scheda audio per una qualità superiore senza voler nulla togliere alla mobilità. Come scheda ho preso un’ Interfaccia Behringer U-PHORIA UMC22: È un’ottima “entry-level pro” con preamplificatori Midas che garantiscono un segnale pulito e trasparente. Ero partito per fare concorrenza a Radio DJ ma dopo essermi consultato col padrone di casa ho preferito un setup “ibrido” che mi permette di crescere senza dover cambiare hardware immediatamente. Ed è proprio quell’ottimo rapporto qualità-prezzo che stavo cercando
D. Multi-Persona e Studio: Mixer e All-in-One
Quando registriamo il DevBookClub con Andrea e Savino siamo sempre in remoto ognuno col suo trabiccolo, ma il sogno rimane di avere molti ospiti in presenza, disponendo magari di un mixer come lo Zoom PodTrak P4 o il Rodecaster Pro II. Questi dispositivi permettono di gestire più microfoni XLR contemporaneamente e di aggiungere musica o effetti in tempo reale, hanno levette e lucine che vi faranno venir voglia di intervistare anche i gatti del quartiere per provare tutte le possibili combo.

3. Suggerimenti per la Post-Produzione ed Editing
L’editing è la fase in cui il “grezzo” diventa un prodotto professionale. Ecco le tecniche chiave suggerite dagli esperti:
Tecniche durante la registrazione
• Silenzio selettivo: Se non stai parlando, rimani in silenzio assoluto o usa il tasto “mute” per non catturare rumori di sedie o respiri pesanti che complicherebbero l’editing.
• Audio cues (Segnali Audio): Se fai un errore, produci un suono forte (uno schiocco o un battito di mani). Questo creerà un picco visibile nella forma d’onda del software, permettendoti di trovare e tagliare l’errore in pochi secondi.
• Canali separati: Registra sempre ogni partecipante su una traccia diversa (multitraccia). Questo è fondamentale per regolare i volumi individualmente in post-produzione.
Pulizia Audio in Software
Il software più consigliato per iniziare (specialmente su Linux/Ubuntu) è Audacity, essendo gratuito e potente.
• Profilo del rumore: Registra 5 secondi di “silenzio” della stanza all’inizio. In post-produzione, usate quel segmento per istruire il software a rimuovere quel ronzio specifico (ventole, traffico lontano) da tutta la registrazione.
• Livellamento e normalizzazione: Usa questi strumenti per assicurarti che il volume sia costante e che la voce rimanga nella “zona verde” dei livelli, evitando distorsioni (zona rossa).
4. Accessori fondamentali: Il “Tocco Finale”
Nessun setup è completo senza tre elementi che spesso vengono sottovalutati:
1. Cuffie Cablate: Indispensabili per monitorare la propria voce in tempo reale ed evitare che l’audio degli ospiti rientri nel tuo microfono (mic-bleed). Evita il Bluetooth a causa della latenza (ritardo) che rende impossibile parlare sentendosi in ritardo.
2. Filtro Anti-Pop: Una retina di nylon o metallo davanti al microfono che rompe le “esplosioni d’aria” causate dalle lettere P e B, evitando fastidiosi “bump” nell’audio.
3. Braccio da Scrivania (Boom Arm): Libera spazio e previene i rumori causati dal toccare il tavolo o spostare il microfono.E vi lascia un ampia porzione di tavolo libero, il mio vecchio Tonor da tavolo era diventato anche portacavi e poggiaocchiali

Un podcast deve iniziare in modo semplice e scalare gradualmente. Molti creator consigliano di superare il “perfezionismo” iniziale: i primi episodi saranno una palestra per imparare a usare il setup e per affinare la voce.
Chiaramente l’obiettivo almeno iniziale deve rimanere il divertimento, sempre tenendo in gran considerazione il pubblico che alla fine decreta il successo o meno di qualsiasi contenuto.
E se una radio è libera
Ma libera veramente
Mi piace anche di più
Perché libera la mente, uh, yeah

