E’ passato qualche anno da quando, in un caldo pomeriggio di Aprile, un cliente di cui mi ero innamorato, lavorativamente parlando, mi fece una lavata di testa perchè indossavo la mia divisa d’ordinanza: jeans e maglietta tech di un giallo fosforescente con caratteri giapponesi, di cui ero orgogliosissimo, mentre tutti gli altri avevano almeno la giacca, se non addirittura la cravatta.
Nel mondo tech ci raccontiamo spesso che “alla fine conta solo il codice”, o il prodotto come ci insegnavano zio Steve con il suo dolcevita nero, però anche un pò di rispetto per gli altri non guasta.
Come spesso succede dopo un po’ ti ritrovi dall’altra parte della barricata a intervistare persone tecnicamente preparate, ma in contesti talmente assurdi che l’aspetto delle hard skill passa in secondo piano.
Con l’aggravante che prima ci si incontrava in ambienti neutri e finchè non ti presentavi in tuta e pantofole uno poteva anche giustificare certi atteggiamenti, ma da quando preferiamo fare interviste comodamente da casa, dobbiamo ricordarci che il contesto si allarga, è il caso di dirlo, in maniera spaventosa.
Possiamo esplodere un’intervista in più fattori tutti con la stessa dignità:
- hardware (PC, webcam, microfono)
- sistema operativo
- rete
- software di comunicazione
- ambiente fisico
- fattore umano
Come in ogni sistema distribuito, l’esperienza complessiva è limitata dall’anello più debole.
E nel tech, gli anelli deboli deflagrano.
Il pc lo diamo spesso per scontato, la nostra katana non si incepperà certo nel momento del bisogno. Eppure se avessi un euro per ogni volta che un candidato si è freezato adesso sarei un programmatore molto più ricco e molto meno frustrato.
Non serve l’ultimo MacBook, una workstation con 64 GB di RAM o una GPU ultimo modello.
Serve un computer sotto controllo.
Un PC che:
- lancia aggiornamenti durante il colloquio
- fa partire le ventole appena apri la call
- mostra notifiche a schermo
- lagga mentre parli
manda un messaggio molto chiaro: sei una mosca sull’autostrada in attesa del suo parabrezza(cit Genesis, il gruppo non la Bibbia).
Quindi è il caso di fare un pò di manovre salvavita tipo :
- Riavvio pulito 30–60 minuti prima
- Chiudere IDE, Docker, VM, processi pesanti
- Disattivare notifiche di OS e app
- Collegare sempre l’alimentazione
Se non si prepara la macchina per un evento critico, è legittimo chiedersi come si gestiscono ambienti più complessi in produzione. Per quanto riguarda la disattivazione delle notifiche poi ricordatevi che è mandatory quando state presentando qualcosa sul vostro schermo, gli incidenti dovuti a notifiche indesiderate sono all’ordine del giorno
La webcam non serve a fare scena. Serve a stabilire presenza. A meno che non siate Christopher Nolan i canoni sono:
- La webcam va all’altezza degli occhi
- niente inquadrature dal basso
- spalle e volto visibili
Il classico laptop appoggiato sul tavolo inquadra quasi sempre male, per quanto lo piegate all’indietro.
Se non avete un alzatina bastano due libri sotto: micro-ottimizzazione banale, impatto enorme. Il contatto visivo, per quanto attraverso uno schermo, fa tutta la differenza del mondo.
Ma nel 90% dei colloqui remoti, il problema non è il video, ma l’audio scadente:
- interrompe il flusso
- stanca chi ascolta
- abbassa la percezione di autorevolezza
- crea attrito continuo
Vedere degli adulti fare smorfie per cercare di interpretare suoni intelligibili è decisamente uno spettacolo snervante eppure basta procurarsi :
- Cuffie cablate con microfono decente. Trovo le cuffie wireless da mega milioni di euro pesanti, scomode e sempre scariche nel momento del bisogno, poi il protocollo Bluetooth dipende molto anche dal pc.
Meglio le cuffiette da 10 euro, meno trendy e senza bassi esagerati, l’unico grosso problema è che ogni volta si attorcigliano peggio di un nodo gordiano e non è consigliabile usare una spada per dipanarlo, anche se spesso ve ne viene voglia. - Oppure microfono USB base, opzione poco praticabile se siete spesso in giro, ma potrete finalmente dare un senso agli acquisti folli dell’ultimo black friday, nell’ articolo sui podcast mi sono sbizzarrito a cercare il sacro graal.
- Stanza il più possibile silenziosa, non aspettatevi che in un open space qualcuno abbassi la voce perché vi vede in call, semmai il contrario.

Non si intervista nessuno se non c’è rete, cercate di capire dove sarete quando vi collegherete e quali saranno le condizioni della connessione.
- Ethernet > Wi-Fi
- Wi-Fi stabile, niente hotspot dell’ultimo minuto
- Verificate prima latenza e stabilità
e verificate sempre quale sarà l’app utilizzata
- Aggiornare Teams / Zoom / Meet prima
- Verifica permessi audio e video
- Fare una call di test
Nulla distrugge credibilità e mette ansia come presentarsi in modalità pesce che boccheggia, toccandosi occhi, orecchie e bocca come in uno scatenato gioca-jouer
Le persone che vengono in call notano tutto e la scrivania è la vostra UI fisica. Ma non serve minimalismo da eremita, serve leggibilità.Il setup minimo è:
- PC o monitor principale
- Quaderno + penna, so che ormai avete disimparato e che lasciate che l’AI prenda appunti per voi , ma è un altro sport. Anche disegnare ghirigori durante la call aumenta la concentrazione e vi da spunti diversi, Se state pensando al grande Lebowsky, in uno dei tanti rimandi esilaranti ad Hitchcock, siete delle brutte persone.
- Acqua possibilmente in bottiglia, uno dei trucchi più usati nel public speaking è prendere tempo svitando una bottiglietta o bevendone il contenuto.
Da evitare
- disordine visivo, evitate fazzoletti accartocciati, buste della spesa e pile di libri che arrivano al soffitto
- cavi aggrovigliati in vista
- oggetti personali invadenti, si lo so che la action figure di batman dice tantissimo di voi ma se vi capita un fan della Marvel come il sottoscritto partite molto male
mentre una scrivania ordinata comunica:
- controllo del contesto
- capacità di astrazione
- rispetto per chi ti ascolta e soprattutto permette al vostro interlocutore di focalizzarsi su di voi piuttosto che su un libro che non ha letto e che lo incuriosisce.
Occorre sempre tener presente che prima ancora che la conversazione inizi, dall’altra parte hanno già visto:
- sfondo
- luce
- ambiente
Come sfondo è preferibile :
- una parete neutra
- una libreria ordinata
- luce frontale e diffusa
Da evitare come la peste fare call con sullo sfondo
- il letto: la cosa migliore è stata un’intervista fatta con un ragazzo molto giovane, lui in canottiera, con il letto sullo sfondo e con dentro quella che credo fosse la sua ragazza che si rigirava ogni 5 minuti. Il grande fratello versione nerd.
- La cucina, a meno che non dovete fare un colloquio per Masterchef
- Persone che passano, anche qui ho visto cose inenarrabili, a parte familiari e colleghi che spesso piombano in camera, non c’è niente di peggio che fare una call in un open space dove si festeggia qualcosa e sono tutti ingaggiati in un lunghissimo trenino danzante alle spalle del malcapitato.
- Sfondi virtuali glitchati, se avete una sedia col poggiatesta l’algoritmo fallisce miseramente e crea un fastidioso effetto neve ogni volta che respirate.
Lo sfondo non deve raccontare una storia. Il poster del “mago di Oz” si presta a centinaia di speculazioni non sempre positive.
Infine nel mondo tech tendiamo a ignorarlo, ma il corpo parla comunque
- schiena curva → disattenzione
- sguardo basso → insicurezza
- movimenti continui → stress
Occorre sedersi come se si stesse presentando una soluzione tecnica a un cliente.
Perché, di fatto, è esattamente quello che si sta facendo. Tenere le mani in tasca o peggio cliccare in continuazione mentre si parla non è indice
Ma la moneta ha due facce
Un colloquio tech non è mai a senso unico. dall’altra parte dello schermo un candidato vi valuta per :
- qualità del tuo setup
- chiarezza audio/video
- rispetto dei tempi
- attenzione reale
Un intervistatore che ha un setup scadente sta implicitamente dicendo:
“Questo è il nostro modo di lavorare e tu non sei così importante per dedicarti tutto il mio tempo”.
Molti profili validi decidono di fermarsi lì. Le interviste dalla macchina, dalla palestra o mentre state attraversando il Rio delle Amazzoni sono fiche solo nei film molto americani o in quelli di Verdone.
Conclusioni
Una sintesi di una job interview potrebbe essere :
- una simulazione di meeting remoto
- un test di collaborazione
- una preview della cultura tecnica
Preparare bene setup e ambiente significa:
- ridurre attrito
- aumentare fiducia
- comunicare seniority
Un buon profilo tech:
- osserva il sistema
- individua i colli di bottiglia
- ottimizza prima che il problema emerga
Applicare questo approccio alla job interview fa una differenza enorme e pone l’accento solo sugli aspetti che devono essere valutati. Predisporre correttamente il “campo di battaglia” vi permette di non dovervi preoccupare degli imprevisti che sono all’ordine del giorno.
A meno che non siate come Ben Affleck in questa scena di “Will Hunting” dove, andando a fare un colloquio al post di Matt Damon, pensa solo a farsi dare un anticipo cash per poi sparire. Ma il fatto che fosse un impostore lo si poteva benissimo capire dai calzini…




