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Arnaldo MorenaGiugno 22, 2026 13 min di lettura

Dal Telstar al Trionda tutti nel pallone

Storie
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Finita la scuola è tempo di premi produttività, quindi se il vostro piccolo ha superato la media del 7, o l’interpretazione dei giudizi scritti sulla pagella, volutamente criptici, vi porta a dire che ha fatto un buon lavoro, arriva l’ora di mettere mano al portafoglio e dare sfogo alla vostra leggendaria generosità.
Coincidenza è iniziato anche il mondiale di calcio e quindi i vostri ragazzi anelano ad essere parte del più grande torneo del mondo, replicando le bellissime partite trasmesse in televisione.
Che l’Italia non si sia qualificata ai mondiali è un dramma che molti faranno fatica a superare, specialmente i negozi di articoli sportivi, io ero pronto a comprare la maglietta azzurra di Palestra, solo per farmi chiedere “Fai palestra?” “Si, di cognome”,
Niente maglia della nazionale quindi  ci rimane il pallone dei mondiali, il Trionda che però non è un pallone come gli altri ma un vero gadget per smanettoni hardware della prima ora.

Il nome ha il numero  tre che ricorda i paesi ospitanti mentre onda dovrebbe in qualche modo rimandare  alla ola, sappiamo che il marketing del nord europa non è famoso per le nomenclature dei prodotti, adidas riesce a far ricordare alcuni modelli di scarpe solo perché ci associa nomi di giocatori di tennis, per il resto non so come faceva ikea ad avere un call center per gli ordini, roba da logopedisti.
Sulla realizzazione del prodotto invece vanno fortissimi. Il pallone ufficiale dei Mondiali 2026 è infatti il risultato della collaborazione tra Adidas, FIFA e Kinexon, un’altra azienda tedesca specializzata in sistemi di localizzazione ad alta precisione e analisi in tempo reale. Se il nome Kinexon vi dice poco, è normale: fino a pochi anni fa era conosciuta soprattutto nel settore industriale e nella logistica, dove sviluppa piattaforme per tracciare oggetti, macchinari e persone con precisione teutonica. Oggi le sue tecnologie vengono utilizzate anche nello sport professionistico, dalla pallamano alla pallacanestro, fino ad arrivare ai grandi eventi calcistici internazionali.

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Arnaldo Morena

Arnaldo Morena

Storie

Inserire elettronica all’interno di un pallone da calcio significa affrontare un problema di ingegneria su vari fronti . Un pallone regolamentare pesa tra i 410 e i 450 grammi. Modificare anche di pochi grammi la distribuzione delle masse potrebbe alterarne il comportamento aerodinamico, influenzando traiettoria, rotazione e rimbalzo. Per questo motivo il modulo elettronico deve essere incredibilmente leggero, perfettamente bilanciato e collocato nel punto esatto in cui il suo peso diventa praticamente impercettibile per i giocatori.
Ma il peso è il problema  minore.

Durante una partita un pallone può raggiungere velocità superiori ai 150 km/h, alcuni in rete asseriscono che il tiro più potente registrato sia di circa 211 km/h ma le fonti sono controverse. Ogni tiro produce accelerazioni violentissime che si propagano attraverso la struttura del pallone, il modulo elettronico deve quindi resistere a migliaia di impatti consecutivi senza perdere la calibrazione dei sensori, senza interrompere la trasmissione dei dati e senza compromettere l’equilibrio della sfera.

Previsioni della traiettoria per la gittata orizzontale del Trionda non rotante in funzione della velocità di lancio nell’orientamento A, in comparazione con gli altri palloni dei mondiali precedenti. Qui trovate tutta una serie di comparazioni come articolo scientifico  https://www.mdpi.com/2076-3417/16/6/2808

Per questo motivo il progetto ha richiesto anni di ricerca sui materiali, sulla disposizione interna dei componenti e sulla miniaturizzazione dell’elettronica, l’obiettivo non era semplicemente costruire un pallone “intelligente”, ma realizzare anche un dispositivo impercettibile. Nessun calciatore deve accorgersi della presenza del chip. Il pallone deve trasmettere esattamente le stesse sensazioni di un modello tradizionale certificato FIFA.

Ecco perché, prima ancora di arrivare negli stadi, ogni nuovo pallone attraversa una lunga fase di sperimentazione. Gli ingegneri di Adidas sottopongono i prototipi a test aerodinamici nelle gallerie del vento, simulazioni numeriche e prove meccaniche che riproducono migliaia di impatti consecutivi. Ogni pannello viene analizzato per verificare deformazioni, elasticità e comportamento in presenza di pioggia, umidità e variazioni di temperatura.
L’aggiunta dell’elettronica introduce nuovi parametri da controllare.

Il modulo sensoriale deve continuare a funzionare anche dopo centinaia di colpi ad alta energia. La batteria non deve spostarsi. L’antenna radio deve mantenere una trasmissione stabile indipendentemente dall’orientamento del pallone durante il volo. Persino il materiale che racchiude il sensore viene progettato per assorbire parte delle vibrazioni generate dagli impatti.

Dal punto di vista di un ingegnere embedded, il Trionda rappresenta uno dei casi più estremi di progettazione elettronica “rugged”: un dispositivo che deve continuare a operare in condizioni meccaniche proibitive senza alcuna possibilità di manutenzione durante la partita.

Un progetto nato molto prima dei Mondiali 2026

La FIFA aveva già introdotto un sensore interno nel pallone Al Rihla, utilizzato durante i Mondiali del Qatar nel 2022. Il successo di quella sperimentazione ha spinto FIFA e Adidas a proseguire lungo la stessa strada, perfezionando hardware, firmware e algoritmi fino ad arrivare al Trionda.

Quattro anni nel mondo della tecnologia sono ere geologiche e nel frattempo è migliorata l’intera catena tecnologica: maggiore affidabilità della trasmissione radio, sincronizzazione temporale più accurata, riduzione della latenza e una migliore integrazione con i sistemi di computer vision presenti nello stadio.

La modalità x-ray di Amazon Prime ci ha già fatto vedere cose molte gradevoli magari anche abbattendo momenti di noia fisiologici in alcune partite di champions,

Modalità x-ray di Amazon Prime

Se come me state vedendo i mondiali sulla rai, il grafico ad onda, che per la verità è figlio di un accordo FIFA con OPTA, fa abbastanza tenerezza, tanto è vero che non sono riuscito a trovarne un’immagine decente sul web…

Anatomia del Trionda: cosa c’è nel pallone?

Naturalmente né Adidas né FIFA hanno pubblicato il progetto costruttivo completo del pallone, qui c’è la brochure ufficiale https://via.tt.se/files/3236843/4081263/231264/sv
Se pensate che per quello del mondiale in Qatar del 2022 , che è stata un’edizione molto tribolata, hanno venduto circa 6 milioni di pezzi mentre le edizioni in Germania e Brasile si sono attestate sui 15 milioni ciascuno, capite bene perché.

Tuttavia, grazie alle informazioni rese pubbliche negli ultimi anni sulla Connected Ball Technology e alle specifiche tecniche diffuse da Kinexon, è possibile ricostruire con buona approssimazione la sua architettura interna.

Skin in the game : la pelle della palla fatta da…

La parte più esterna è costituita da un rivestimento in TPU (Thermoplastic Polyurethane) ad alte prestazioni(niente a che vedere con i chip di google).
Il TPU è uno dei materiali preferiti nell’industria sportiva perché combina elasticità, resistenza all’abrasione e impermeabilità. Durante una partita il pallone viene continuamente sottoposto a sfregamenti sul terreno, impatti contro i tacchetti e condizioni meteorologiche molto diverse. Il rivestimento deve quindi mantenere inalterate le proprie caratteristiche sia sotto il sole estivo del Messico sia durante una serata piovosa in Canada.
La superficie non è perfettamente liscia. Le microtexture visibili a occhio nudo hanno il compito di controllare il flusso dell’aria intorno al pallone, riducendo le turbolenze e rendendo la traiettoria più prevedibile.
Dal punto di vista dell’aerodinamica sta rivoluzionando la fisica applicata al calcio. Avendo solo 4 pannelli (il numero più basso nella storia dei Mondiali), la riduzione drastica delle giunzioni modifica radicalmente il modo in cui l’aria circola attorno alla sfera. Gli studi nella galleria del vento evidenziano dinamiche uniche :

1. La “Crisi del Drag” anticipata In fluidodinamica, la crisi del drag è il momento in cui il flusso d’aria attorno al pallone passa da lineare (laminare) a caotico (turbolento).I palloni precedenti (come l’Al Rihla o il Telstar 18) entravano in questa fase a velocità comprese tra i 50 e i 65 km/h. Il Trionda anticipa la crisi del drag a circa 43 km/h (27 mph). 

2. Addio all’effetto “Jabulani”  Quando un pallone liscio rallenta bruscamente e l’aria torna a essere laminare, subisce spinte laterali imprevedibili (il famigerato “Knuckleball” che faceva impazzire i portieri con il pallone Jabulani nel 2010). Avendo anticipato la turbolenza a soli 43 km/h, il Trionda mantiene il volo stabile e prevedibile per quasi tutta la durata della sua traiettoria tipica, specialmente alla velocità standard dei calci di punizione e dei cross.

3. Solchi profondi e microrugosità Per compensare la mancanza di cuciture (dovuta ai soli 4 pannelli grandi), i designer di Adidas (nei documenti ufficiali si enfatizza che il dipartimento che se ne è occupato è quello italiano) hanno inserito due elementi correttivi: Solchi macroscopici molto profondi (debossed macro patterns) posizionati lungo i bordi fluidi dei pannelli e Micro-texture sulla superficie (che richiamano i simboli dei tre paesi ospitanti: stella, foglia d’acero e aquila). Questi elementi agiscono esattamente come le fossette di una pallina da golf: aggrappano un sottile strato d’aria alla superficie della sfera, riducendo la scia di bassa pressione posteriore.

4. Meno distanza sui lanci Questa configurazione aerodinamica, pur garantendo una precisione millimetrica nei passaggi e nei calci d’angolo, genera una resistenza aerodinamica complessiva leggermente superiore alle alte velocità. I test scientifici dimostrano infatti che i rinvii lunghi dei portieri o i cambi di gioco millimetrici tendono a perdere qualche metro di gittata rispetto ai modelli del passato, poiché il pallone tende a “frenare” e scendere prima.

I pannelli termosaldati

Una delle innovazioni introdotte da Adidas ormai da diversi anni riguarda l’abbandono delle cuciture tradizionali. Nel Trionda i pannelli vengono termosaldati mediante processi industriali ad alta precisione. L’assenza delle cuciture presenta numerosi vantaggi.
Innanzitutto migliora l’impermeabilità. Un pallone cucito tende ad assorbire piccole quantità di acqua durante una partita sotto la pioggia, modificando leggermente peso e comportamento dinamico.
Inoltre la termosaldatura garantisce una distribuzione delle tensioni molto più uniforme sull’intera superficie, il che è ancora più importante, perché qualsiasi deformazione anomala potrebbe alterare anche le misurazioni effettuate dai sensori interni.

La camera d’aria

Al centro del pallone troviamo la classica camera d’aria, progettata per mantenere la pressione costante durante tutta la partita. Poiché i sensori interni lavorano assumendo che il pallone abbia determinate caratteristiche elastiche la pressione viene controllata con estrema precisione prima di ogni partita. Una variazione significativa della pressione influenzerebbe non soltanto il comportamento del pallone durante il gioco, ma anche la qualità delle misurazioni effettuate dalla piattaforma inerziale. Pensare che  Mazzone, mitico allenatore romano, era noto per far sgonfiare apposta i palloni quando incontrava squadre che schieravano campioni particolarmente abili nei calci da fermo.

La piattaforma inerziale (IMU)

Una delle sue vittime preferite era Mihajlovic un vero specialista sui calci da punizione, tanto  che fu coinvolto in esperimenti  seri con scienziati di Pisa e Bologna che ne analizzarono i tiri usando telecamere e gallerie del vento. Questo video oggi sembra un documentario sul medioevo.


Adesso tutti i dati passano per il vero cervello del sistema: una Inertial Measurement Unit, o più semplicemente IMU, e un chip Ultra-Wideband (UWB) . Chi sviluppa applicazioni per smartphone la conosce bene l’IMU . È lo stesso tipo di sensore che permette al telefono di capire quando viene ruotato, inclinato o scosso. Qui siamo in una situazione molto diversa da quella affrontata dagli smartphone che adottano la stessa tecnologia. Un telefono può cadere accidentalmente dal tavolo; il pallone viene deliberatamente preso a calci  senza considerare urti contro pali, tabelloni e reti di protezione.  L’IMU integra normalmente due famiglie di sensori.

Accelerometri

Misurano le accelerazioni lungo i tre assi spaziali. Quando un giocatore colpisce il pallone, l’accelerometro registra immediatamente un picco di accelerazione. L’evento dura pochissimi millisecondi ma è sufficiente per determinare con precisione il momento esatto dell’impatto.Questo risulta fondamentale specialmente nell’identificare il fuorigioco dove è fondamentale sapere quando il passaggio è stato effettuato.

Giroscopi

Misurano invece la velocità angolare.Sono loro a registrare la rotazione impressa al pallone durante un tiro a effetto, un cross o un colpo di testa.Combinando accelerometri e giroscopi, il sistema è in grado di ricostruire il comportamento dinamico del pallone praticamente in tempo reale. 

Il firmware

Il firmware proprietario elabora e trasmette dati sulla posizione 3D, accelerazione e rotazione ben 500 volte al secondo (500 Hz). Il suo compito consiste nel leggere continuamente i dati provenienti dall’IMU, eliminare il rumore di fondo, sincronizzare temporalmente le misurazioni e preparare i pacchetti destinati alla trasmissione radio. Si tratta di un software ottimizzato per funzionare con consumi energetici estremamente ridotti e con latenza minima. In pratica è un piccolo sistema real-time che lavora silenziosamente per tutta la durata della partita.

L’antenna radio

Una volta elaborati, i dati devono lasciare il pallone. Per questo motivo il modulo integra una piccola antenna progettata per trasmettere continuamente informazioni verso i ricevitori installati lungo il perimetro del campo. La progettazione dell’antenna rappresenta una delle sfide più affascinanti: Il pallone ruota continuamente. cambia orientamento centinaia di volte al minuto ed è circondato dai corpi dei giocatori e da altri elementi con cui entra anche in contatto. Viene colpito, deformato e lanciato a decine di metri di distanza e nonostante tutto, la trasmissione deve rimanere stabile e affidabile.
Poi c’è la magia dell Ultra-Wideband.
I sistemi radio tradizionali (come il Wi-Fi a 2.4 GHz) trasmettono dati su una frequenza molto stretta e continua. L’UWB, invece, trasmette su uno spettro di frequenze enorme (solitamente tra i 3.1 GHz e i 10.6 GHz), inviando piccoli impulsi miliardi di volte al secondo.
Grazie alla banda così ampia, il segnale UWB non soffre del problema del “multi-path” (quando le onde radio rimbalzano sulle pareti dello stadio o sulle persone creando interferenze). Gli impulsi UWB sono così corti che il sistema distingue l’impulso diretto da quello rimbalzato. Nessun disturbo con gli smartphone: Non interferisce con i telefoni degli spettatori o con le telecamere wireless dello stadio perché usa frequenze e potenze di trasmissione completamente diverse.
In confronto l’antenna del Voyager è un dinosauro. A proposito lo sapevate che il primo pallone ufficiale Adidas di Messico 1970 si chiamava Telstar come un satellite messo in orbita nel 1962 , perché in qualche modo ne ricordava le fattezze e per enfatizzare il fatto che il mondiale veniva trasmesso per la prima volta via satellite…

La batteria

Infine troviamo la sorgente di alimentazione. Anche in questo caso FIFA e Adidas non hanno divulgato tutte le specifiche tecniche, ma è noto che il modulo elettronico utilizza una batteria ricaricabile progettata per garantire autonomia ben superiore ai novanta minuti regolamentari, che deve essere piccola, leggerissima, perfettamente bilanciata e soprattutto in grado di resistere a migliaia di impatti senza subire danni. Si tratta di una batteria progettata per garantire un’autonomia superiore alla durata di una singola partita, comprendendo non soltanto i 90 minuti regolamentari, ma anche il riscaldamento delle squadre, gli eventuali tempi supplementari, la serie dei rigori e tutti i test effettuati dagli arbitri prima dell’inizio dell’incontro.

Prima di ogni gara il pallone viene controllato e ricaricato dai magazzinieri. In rete trovate un sacco di video, alcuni molto fantasiosi, ma Adidas  non ha ancora divulgato niente di ufficiale a parte alcune foto della  docking station che ricarica la batteria in modalità wireless, niente porte usb per ora.
Ma cosa succede se qualcosa va storto? Il sistema elettronico non si limita a trasmettere i dati del sensore: monitora continuamente anche il livello della batteria, la qualità del segnale radio e il corretto funzionamento dell’intero modulo elettronico. Se uno di questi parametri dovesse uscire dai limiti previsti, gli ufficiali di gara vengono immediatamente informati e il quarto uomo provvede semplicemente a sostituire il pallone con uno perfettamente funzionante, proprio come accade oggi quando un pallone si danneggia.

Dal punto di vista della manutenzione, il Trionda segue una filosofia molto simile a quella degli smartphone moderni. L’intero sistema elettronico è completamente sigillato all’interno della struttura e non è progettato per essere aperto o riparato. Non è possibile sostituire la batteria, cambiare il sensore o intervenire sul circuito elettronico senza compromettere l’integrità del pallone e le sue certificazioni. Se il modulo elettronico dovesse subire un danno, il pallone viene semplicemente ritirato dal servizio. Una scelta apparentemente poco sostenibile, ma necessaria per garantire precisione assoluta, impermeabilità, bilanciamento perfetto e affidabilità durante le competizioni internazionali.

Perché tutto questo serve davvero al VAR?

Molti sono convinti che il sensore inserito nel pallone serva principalmente a individuare il fuorigioco. In realtà il suo compito più importante è un altro: stabilire con precisione assoluta l’istante esatto in cui il pallone viene toccato da un calciatore.

Può sembrare un dettaglio, ma è proprio quell’istante che permette al sistema Semi-Automated Offside Technology di sincronizzare perfettamente i dati provenienti dal pallone con quelli raccolti dalle decine di telecamere che monitorano il movimento dei giocatori.

Le immagini video, per quanto sofisticate, hanno infatti limiti fisici inevitabili. Possono essere influenzate dal motion blur, dalla compressione del segnale video e dal frame rate delle telecamere, che registra un numero finito di immagini al secondo. Il sensore inerziale, invece, rileva direttamente la vibrazione prodotta dall’impatto del piede sul pallone con una precisione dell’ordine dei millisecondi, fornendo al VAR un riferimento temporale estremamente più accurato rispetto a quanto sarebbe possibile ottenere analizzando soltanto il video.

È proprio questa sincronizzazione tra dati elettronici e immagini ad aver ridotto sensibilmente le incertezze nelle decisioni più delicate. Speriamo che questo tolga audience a tutti quei complottisti del lunedì mattina, anche se la gente alla fine crede a quello che vuole. 

E se domani il pallone diventasse ancora più intelligente?

Se guardiamo ai prossimi Mondiali, quelli del 2030 potrebbero vedere palloni capaci di raccogliere una quantità di informazioni oggi impensabile. Oltre al rilevamento dell’impatto, potrebbero essere integrati sensori in grado di misurare la velocità istantanea, la rotazione del pallone, l’effetto Magnus che determina la traiettoria dei tiri, la temperatura della superficie, la pressione interna, la deformazione della struttura durante il calcio e perfino il livello di usura del rivestimento esterno.

La prospettiva più interessante riguarda però i cosiddetti sensori biometrici indiretti. Senza applicare alcun dispositivo ai calciatori, un pallone sufficientemente intelligente potrebbe dedurre molte informazioni semplicemente analizzando il proprio comportamento dopo ogni contatto. L’intensità dell’impatto, la precisione del tiro, la qualità tecnica del gesto atletico o persino eventuali segnali di affaticamento potrebbero essere stimati attraverso modelli di intelligenza artificiale che interpretano i dati raccolti dal pallone stesso.

Sembra fantascienza, ma anche l’idea di inserire un computer all’interno di un pallone sembrava impossibile soltanto pochi anni fa . Oggi è la normalità dei Mondiali. Domani potrebbe diventare uno degli strumenti più importanti per comprendere il gioco, migliorare l’arbitraggio e persino supportare l’allenamento degli atleti professionisti.

Tutte cose che eccitano i data analyst come degli scolaretti in gita,  anche perché ci aiuta ulteriormente a separare tutto lo showbiz da quella che è la vera essenza del calcio:
Senza essere dei nostalgici Palacin sappiamo che bastano delle borse per i pali, un tango di plastica e 4 ragazzini per assistere a qualcosa di magico: il fuorigioco, in questi contesti, semplicemente non esiste…  

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