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Matteo BaccanAgosto 5, 2026 9 min di lettura

Tutti in piedi per Codemotion: se Lele Adani commentasse gli speaker del 2026

Eventi
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“Einstein diceva che le coincidenze sono il modo in cui Dio sceglie di rimanere anonimo. Ma non lo puoi fare con Dios!” Lele Adani lo ha urlato in diretta Rai durante la semifinale Inghilterra-Argentina dei Mondiali 2026, sul gol del pareggio di Enzo Fernández, servito da Messi. In quel momento la telecronaca ha smesso di essere un servizio e si è trasformata in un genere letterario: Adani, davanti a Messi, non descriveva più le azioni, le celebrava, le profetizzava, le consegnava alla storia. “La dinamica dell’impensato è il football“, ha urlato in un’altra occasione dello stesso torneo, mentre mezza Italia si divideva tra chi rideva e chi, sotto sotto, si commuoveva.

Ora, io sono un quinquagenario che ha passato più tempo davanti a un monitor che davanti a una partita, e con i Mondiali appena finiti (una finale tiratissima, vinta dalla Spagna contro l’Argentina), leggendo la lineup degli speaker di Codemotion Milan 2026 mi sono fatto una domanda pericolosa: come sarebbe una telecronaca alla Adani di una conferenza tech? Cosa succederebbe se gli mettessimo in mano il microfono, in prima fila, davanti al palco principale?

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Non resta che provarci. Da qui in avanti parla lui, o meglio la skill che ho scritto in modo che rispetti il suo stile. Tutti in piedi ad applaudire, perché il microfono è in mano a Lele Adani, e il pallone è il codice.

L’eletto: Andrey Breslav

L’ho ribattezzato “l’eletto”, e in molti mi guardano con perplessità. Ma il punto è che Breslav pensa il codice in maniera più evoluta di tutti. Ha preso un linguaggio da zero, l’ha chiamato Kotlin e l’ha portato a milioni di utenti: azzera i tempi tra pensiero e giocata, tra specifica e implementazione. E adesso, con CodeSpeak, gioca proprio su quella linea lì, sul confine tra l’uomo e le macchine che scrivono codice. “Future of Programming: What’s our place in the world of coding machines?“: questa è la domanda, signori. Lui è una sorta di regista d’attacco: non si limita a segnare, gioca e segna. I top del settore fanno così. Breslav deve stare lì dove sta, perché dà un enorme contributo al gioco ed è troppo importante come riferimento per i compagni.

Il sinistro migliore del mondo: Matteo Collina

Collina! Collina! Matteo Collina! Il maintainer migliore del mondo! Dodici miliardi di download l’anno, uno per l’altro, si sblocca l’ecosistema. Open source! Tutti in piedi per questo ingegnere che troppe volte è stato dato per sostituibile, e invece è lui che tiene in vita mezzo npm. Ogni “npm install” che va a buon fine nel mondo, da qualche parte, passa da un suo pacchetto.

Non ci credo! Non ci credo! Il dodicimiliardesimo download! Doveva pensarci lui, la routine dello straordinario. Fastify! Pino! È infinito il cuore dell’open source!

E guardate il titolo del suo talk: “Kill the Standup: How One Engineer Ships What Five Cannot”. Corre come un mediano, lavora come un trequartista, ma consegna come una punta. Un ingegnere solo che porta a casa quello che cinque non riescono a portare. I top d’attacco non solo segnano: giocano e segnano.

Tutti in piedi per il Brasile: Erick Wendel

Tutti in piedi! Tutti in piedi per il Brasile! Tutti a danzare con la Seleção del runtime, per onorare il codice. Erick Wendel, core team di Node.js, più di cento talk in venti paesi, centomila persone formate. E adesso porta l’AI dentro i browser, embedded, dove nessuno se l’aspettava. Non c’è posto per i deboli di spirito: chi ama il codice deve godere, gioire e, se può, ringraziare.

La garra: Alice Viola Setti

La garra! L’ultima parola agli ingegneri che partono dal ferro, sempre loro! Hanno un cuore differente, lo capisci o no? Alice Viola Setti, dagli agenti LLM a una coda di messaggi nativa su Postgres da centomila messaggi al secondo. Datacenter bare metal montati a mani nude, sistemi distribuiti, droni, computer vision. L’artiglio che graffia, che lascia il segno nell’architettura! Stanca? Forse. Ma lasciala in campo, che la dice lei l’ultima parola nel software. Stanno a insegnare cos’è l’infrastruttura a chi i server li ha avvitati nel rack, ma vedi un po’ te.

La dinamica dell’impensato: la critica dell’informatica pura

Santomaggio e Caressa salgono sul palco con un titolo che è un programma: “Critica dell’informatica pura”. Kant dentro un keynote, lo capisci o no? Perché la dinamica dell’impensato è l’informatica: cosa resta della disciplina del pensiero, in un’epoca in cui le macchine generano codice più veloce di quanto noi riusciamo a leggerlo?

E su questa linea gioca anche Fuggetta, professore ordinario al Politecnico di Milano, con “Why Coding Agents Need You More Than Ever”. Perché se il coding agent si gira e scappa, non ti resta che spegnerlo. Ma l’agente non va abbattuto, va guidato: serve ancora qualcuno che veda ciò che gli altri nemmeno immaginano. Trent’anni di ingegneria del software gli danno esattamente quegli occhi lì. Gli occhi di un fuoriclasse, gli occhi di un ragazzo che ama il software.

La posizione se la scelgono: i cervelli tattici

I top la posizione se la scelgono, mica gliela assegna l’allenatore. Jigyasa Grover, che ha fatto machine learning a Twitter, Meta e Uber, sale sul palco per dire quando NON usare un agente: workflow, servizi od orchestrazione LLM, la lettura del gioco prima del gesto tecnico. Questa è intelligenza tattica, signori: il fuoriclasse non è quello che tira sempre, è quello che sa quando non tirare.

E poi Alfonso Graziano, che a Nearform ha portato l’AI dentro il lavoro di trecento ingegneri: influisce su tutti, compagni, avversari, tutti quanti. E Dennis Nerush, che si è rifatto da capo i colloqui tecnici nell’era dell’AI: perché adesso che la palla la toccano anche le macchine, capire chi sa davvero giocare è diventato il mestiere più difficile del mondo.

A velocità Mario: quelli che corrono

Arresto, ripartenza, non lo prendono mai, non lo vedono mai! Rowdy Rabouw naviga il web “at Mario Speed”, tubi verdi e prefetching, venticinque anni di frontend nelle gambe. Graziano Casto invece la velocità la pretende all’avvio: basta applicazioni che si scaldano per minuti, basta overprovisioning, il Pod deve partire come una ripartenza in contropiede. E Gregorio Palamà fa correre gli LLM con i drafter MTP, “Fast & Furious”: lo spazio non c’è, lo genera, lo inventa. La velocità senza controllo non è niente, ma il controllo senza velocità non vince i Mondiali.

L’acqua in vino: il Memedex

Mille e uno más! Marco Ippolito e Nicolò Giorgio indicizzano Internet un meme alla volta, e questa è l’acqua in vino da quella posizione. Prendere la cosa più effimera del web, il meme, e trasformarla in un indice, in conoscenza, in un Pokédex della cultura di rete: non si può immaginare. Non la vede nessuno, quella giocata, l’hanno vista solo loro. E uno dei due, Ippolito, nel tempo libero tiene in sicurezza Node.js e siede in TC39. Il talento non si spiega, si applaude.

Non si vede quella giocata: i piccoli che dribblano i giganti

Ma che modello ho visto? Stefano Fiorucci fa giocare a Doom un ModernBERT da un milione di parametri, in millisecondi. Un milione, signori, non un miliardo: il piccolo che dribbla i giganti lungo la linea laterale, e nessuno lo prende mai. Ed Egon Ferri va oltre i benchmark, dentro ARC, a chiedersi cosa significhi davvero misurare l’intelligenza: perché il numero sul tabellone non racconta la partita, e chi ama questo gioco lo sa.

La storia che si ripete: gli archeologi del codice

Centosessantacinque anni dopo, un decreto d’urgenza entra in una pull request! Marco Liberati legge la legge italiana come un repository, commit dopo commit, dallo Statuto in avanti: la storia che si ripete, il diff che attraversa i secoli. Ed Enzo Lombardi, ex Microsoft ed ex Google, corre “Racing the beam” contro il pennello elettronico dei vecchi tubi catodici, e intanto riporta i suoni dei cabinati italiani dentro MAME. Questo è onorare la storia del gioco: chi non sa da dove viene il codice, non sa nemmeno dove sta andando.

Il mediano e la difesa: quelli che tengono la porta

Ogni squadra che vince ha un reparto che non finisce mai negli highlights. Alessandro Miliucci è il mediano che mette ordine dove tutti si pestano i piedi: lock distribuiti con MongoDB, la palla coperta quando tutti la vogliono. Olena Kutsenko difende i dati in movimento, perché lo streaming senza sicurezza è una difesa alta senza portiere. Vladi Stevanovic schiera la difesa a zona sulla qualità delle PR, a strati, come il formaggio svizzero: un buco lo passa, quattro strati no. E Abiodun Olowode fa la domanda che spacca lo spogliatoio: rivediamo il codice, perché non rivediamo anche noi stessi? Il gruppo, signori. Prima il gruppo, poi il pallone.

Il gioco si allarga: il campo diventa mondo

E il campo si allarga, esce dallo schermo! Leonardo Cavagnis porta l’AI dentro i sensori con Arduino, dal silicio al mondo fisico: il pallone diventa materia. Soumaya Erradi fa parlare la telemetria di un’automobile con un LLM, e la macchina, per la prima volta, ti risponde. Mauro Morales spedisce l’infrastruttura AI come un artefatto versionato, perché il nodo GPU non può essere un fiocco di neve: ogni partita va preparata come la finale. Il software non abita più solo nei server, abita nel mondo. Aprite gli occhi, il gioco è ovunque.

Il cuore: l’etica, il pianeta e le caramelle

E adesso la giocata più difficile, quella che non si allena: il cuore. Giorgio Natili architetta l’AI sovrana e la dignità digitale, perché la potenza senza etica è un tiro fortissimo fuori dallo specchio della porta. Valeria Salis disegna il green prompting, perché anche i token pesano sul pianeta, e Maurizio Mangione ci avverte che qui dentro fa sempre più caldo: chi ama questo gioco deve anche prendersene cura. E Carolina Pinto, da Candy Crush, spiega all’AI come funziona il comportamento umano: elargire amore attraverso una caramella, capire il giocatore prima ancora che tocchi lo schermo. Il fútbol è dei tifosi, il software è degli utenti. Non dimenticatelo mai.

Rispetto per il numero uno: David McCarter

Tutti in piedi, un’ultima volta. David McCarter, Microsoft MVP, più di vent’anni di carriera, si avvia verso il tramonto e sale sul palco per insegnare agli altri come si sta su un palco: “Unleash Your Inner Rockstar”. Il campione che a fine carriera non si tiene stretto il talento, lo regala. Rispetto per il numero uno. Gli indici al cielo per chi ha giocato tanto e adesso vuole solo lasciare il gioco più bello di come l’ha trovato.

Nonna Celia: le community

Gli indici al cielo anche per le community, il più grande talent scout del mondo, che portano i ragazzi ad allenarsi quando nessuno ci crede. Argoneto, AWS Hero dalla Basilicata, che ha fondato user group e la più grande conferenza IT del sud Italia partendo da un paesino di montagna: questo è l’Uruguay del codice quando va in campo con tutto se stesso. Guglielmi con GDG Campobasso, Palamà con GDG Pescara, Aurélie Vache che mantiene una piattaforma open source per gli speaker di tutto il mondo. Nessuno di loro finirà in una telecronaca mondiale, ma senza il Grandoli non esiste nessun Messi. Rispetto per le nonne Celia dell’informatica.

La Bobo TV del web: Zotti e Bruno

E poi ci sono loro, Daniel Zotti e Stefano Bruno, che con “Shiftati di Testa” fanno “il podcast più atteso del web, anche se il web ancora non lo sa”. Le loro “Provocazioni Artificiali” sono un talk così shiftato che verrà voglia di rubargli il microfono. Li riconosco, questi due: quelli che hanno capito che il gioco, oltre che giocato, va raccontato. E che raccontarlo bene è un gesto tecnico come gli altri.

L’ultimo difensore: Mario Zechner

E poi eccolo, l’intervento in scivolata: pulito, sul pallone. Zechner, “Everything is slop, let’s slow the f**k down”. Uno che ha costruito coding agent con le sue mani e proprio per questo può dirlo: non tutto quello che luccica è un golazo, e la velocità senza pensiero produce solo slop. I giocatori non sono in grado di giudicare se una cosa è buona o no solo perché la stanno usando: vale per gli integratori, vale per i modelli linguistici. Anche questa è la partita, signori. Anche il tackle è epica.

Aprite il cuore

Ora il microfono torna a me, lo riprendo strappandolo dalla tastiera dell’agente che ha riempito questa pagina, rubando stile e forse anche un po’ d’anima a Lele Adani, che spero prima o poi legga questo tributo e magari si faccia quattro risate.

Davanti a questa fila interminabile di fenomeni, partendo da Kotlin e arrivando ai meme, dai sensori di Arduino ai 165 anni di leggi italiane lette come un repository, una cosa alla Adani va detta: la dinamica dell’impensato è l’informatica. Solo qui una nicchia di secchioni è diventata l’infrastruttura del mondo. Arresto, ripartenza, non c’è spazio, lo genera, lo inventa.

Aprite il cuore, e ringraziate che questa gente stia ancora salendo sui palchi per tutti quanti, anche per chi non sa amare il codice.

E come disse un famoso filosofo di Barengo

Il codice è l'unica cosa che conta

o qualcosa di molto simile.

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Matteo Baccan
Matteo Baccan è un ingegnere del software e formatore professionista con oltre 30 anni di esperienza nel settore IT. Ha lavorato per diverse aziende e organizzazioni, occupandosi di progettazione, sviluppo, testing e gestione di applicazioni web e desktop, utilizzando vari linguaggi e tecnologie. È anche un appassionato divulgatore e insegnante di informatica, autore di numerosi articoli, libri e corsi online rivolti a tutti i livelli di competenza. Gestisce un sito internet e un canale YouTube dove condivide video tutorial, interviste, recensioni e consigli sulla programmazione. Attivo nelle community open source, partecipa regolarmente a eventi e concorsi di programmazione. Si definisce…
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